CCS: prospettive future

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ROMA – A gennaio l’Agenzia Internazionale per l’Energia, IEA, ha pubblicato il dossier “Policy Strategy For Carbon Capture And Storage – CCS”, dedicato alla cattura e stoccaggio geologico di biossido di carbonio.

Si tratta di una guida diretta ai policy makers impegnati nella realizzazione di progetti nazionali ed internazionali di trattamento della CO2. Il report affronta gli aspetti politici ed economici legati allo sviluppo della tecnologia CCS in Europa e nel resto del mondo.

La Energy Technology Perspectives della IEA ha definito la CCS una parte essenziale del portafoglio di tecnologie capaci di ridurre l’emissione di gas ad effetto serra. Con politiche mirate tale procedimento potrebbe contribuire all’abbattimento di circa un quinto del totale delle emissioni da ridurre entro il 2050. Nonostante il potenziale sia significativo e coinvolga il processo di raffinazione, generazione di energia ed estrazione di idrocarburi in tutto il mondo, sono presenti molte incertezze sul ruolo effettivo che la CCS giocherà nei prossimi anni.

Dal momento che il mercato sembra non essere in grado di attivarsi autonomamente per lo sviluppo di queste tecnologie, la IEA evidenzia la necessità di azioni politiche incentivanti. Tali interventi dovrebbero essere mirati alla promozione e regolamentazione delle infrastrutture, stimolando, nel contempo, la creazione di nuove frontiere commerciali. Una azione di questo tipo deve essere sviluppata coerentemente con l’evoluzione tecnologica della CCS, interpretata non solo come un attività commerciale, ma anche come un sistema capace di abbattere costi finanziari ed ambientali.

Lo stimolo agli investimenti in questo campo può arrivare sia dal settore pubblico che da quello privato e può comportare o meno la condivisione dei rischi e dei costi del processo di implementazione della tecnologia. Un’alternativa potrebbe essere rappresentata dall’incentivazione tramite sussidi statali o da un meccanismo più efficiente di pricing delle emissioni.

Le attività di selezione del sito, di monitoraggio e regolazione dei progetti devono essere adattate ai luoghi di realizzazione degli impianti. Benefici ottimali possono essere colti dai grandi produttori e consumatori di gas o dai paesi attivamente impegnati nella prevenzione degli effetti legati al cambiamento climatico. Tra le nazioni che rispondono a questi criteri ci sono gli Stati Uniti e l’Australia. Inoltre, paesi con elevate emissioni di CO2 ed economie caratterizzate dall’industria energetica, offrono ottime opportunità di ospitare progetti pilota. Nel breve e medio periodo i cosiddetti learning benefits possono rappresentare un forte impulso. In questo senso i progetti CCS sono ideali in aree caratterizzate da un buon potenziale commerciale per la cattura dello CO2, o in paesi in via di sviluppo che possono trarre vantaggio dalla tecnologia CCS. Tale strategia può limitare una duplicazione degli sforzi, sostenendo costi di realizzazione più bassi per la prima generazione di impianti CCS.

Tra le diverse tipologie di CCS l’applicazione alle bioenergie risulta ideale ed offre la possibilità non solo di ridurre le emissioni ma anche di limitare la presenza di CO2 nell’atmosfera, abbassando perciò la concentrazione di gas serra e contrastando direttamente le cause principali del cambiamento climatico.

L’Unione Europea, avendo individuato nella CCS uno dei mezzi più validi per l’abbattimento delle emissioni dei gas serra, ha disciplinato la materia con la Direttiva 2009/31/CE. L’obiettivo principale è stato di istituire un quadro giuridico comune per lo stoccaggio geologico ambientale sicuro della CO2. Il recepimento in Italia è avvenuto con il D. Lgs. 14 settembre 2011, n.162, in vigore dal 5 ottobre 2011.

Per l’espletamento dei compiti tecnici fissati dalla norma, il Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero dell’ambiente si servono del Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto. Il decreto introduce il sistema autorizzativo e regolamenta la realizzazione, la gestione, il monitoraggio e la chiusura dei siti di stoccaggio. Il provvedimento ha anche istituito una banca dati presso il Ministero dello sviluppo economico, in cui devono confluire le informazione apprese ed elaborate nel corso delle varie fasi delle attività di esplorazione e di stoccaggio di CO2.

Dal momento che l’efficacia dell’impegno economico e politico in questo campo è proporzionale alla necessità di sostenere un corretto e rapido sviluppo della tecnologia, risulta di fondamentale importanza favorire un’accettabilità sociale della CCS. Numerosi studi ed approfondimenti sono in corso a livello europeo per garantire un’ampia ed approfondita informazione sulla natura, i benefici e la sicurezza della tecnologia CCS.

Eleonora M. Pani

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