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Nasce da ottobre una nuova partnership tra Caffè Borbone e Caffitaly

Caffitaly – l’azienda italiana che con il suo sistema unico, innovativo e sostenibile porta in tazza un’esperienza di gusto mai provata prima – e Caffè Borbone – azienda napoletana, attiva nel business della torrefazione, produzione e commercializzazione di caffè, e tra i principali produttori specializzati in caffè porzionato, siglano una nuova partnership che da ottobre darà vita a un vero e proprio connubio di eccellenze nel mondo del caffè.

Da un lato, l’innovazione e l’alta qualità del sistema brevettato di Caffitaly che combina la tecnologia di macchina e capsule per esaltare al meglio il gusto e l’aroma dei migliori caffè e delle migliori bevande calde, dall’altro, la passione e l’esperienza di Caffè Borbone per l’espresso napoletano, il territorio, la tradizione e tutto l’impegno per l’eccellenza, frutto della capacità di guardare al futuro. Al centro la volontà di offrire ai consumatori un’esperienza unica, che inizia da un’accurata selezione delle materie prime, passa per un’attenta lavorazione e arriva fino alla massima cura del momento dell’estrazione.

Tre, in particolare, le referenze di Caffè Borbone che entreranno a far parte dell’ampia offerta di capsule Caffitaly: Miscela Rossa, Miscela Blu e Miscela Dek, ciascuna contenente ben 8 grammi di miscela di caffè tostato e macinato, la dose ideale per un vero espresso italiano.

«Siamo entusiasti di lavorare con un’azienda tanto apprezzata e riconosciuta a livello nazionale come Caffè Borbone, con cui condividiamo numerosi valori, a partire dalla volontà di offrire la migliore esperienza di gusto possibile: la grande competenza e l’altissima qualità delle miscele di Caffè Borbone unite all’eccellenza tecnologica del sistema Caffitaly ci permetteranno di mettere sul mercato un prodotto di livello veramente superiore. E per ancora più italiani, grazie a una maggiore penetrazione dei canali specializzati e ad una presenza sul territorio sempre più capillare – ha commentato Giuseppe Casareto, CEO di CaffitalyQuesta partnership rappresenta quindi per noi un importante step strategico nel percorso verso la nostra mission di offrire il miglior caffè monodose del mercato».

In merito alla partnership Marco Schiavon – Amministratore Delegato di Caffè Borbone commenta – “Per aggiungere valore alla nostra leadership nel mercato del monoporzionato e delle capsule compatibili, proseguiamo con l’impegno di offrire la “magica emozione” dell’espresso napoletano sempre a più consumatori, aprendoci a tutti i sistemi. Da questo presupposto nasce la collaborazione con Caffitaly con la quale abbiamo combinato l’eccellenza delle nostre migliori miscele con la tecnologia esclusiva Caffitaly, in grado di preservare ed esaltare in modo unico le caratteristiche organolettiche. Possiamo in questo modo come Borbone entrare nella vita degli affezionati del sistema Caffitaly con profumi, aromi e sapori autentici, raccontando l’amore per la nostra terra e l’impegno per l’eccellenza. Questo è In linea con la visione più ampia di offrire alle generazioni presenti e future tutto il valore dell’espresso napoletano tradizionale, continuando ad innovare”.

A proposito di Caffitaly. Con una presenza radicata in oltre 70 paesi nel mondo e circa 450 dipendenti, Caffitaly è una società leader in un mercato in forte espansione come quello del caffè monodose. Nel 2021 l’azienda ha registrato un vero e proprio boom delle entrate grazie al suo innovativo e unico sistema di estrazione che combina perfettamente l’alta tecnologia di macchine e capsule, offrendo ai clienti un’esperienza di gusto superiore, portandola a superare il traguardo di 150mio euro. Caffitaly investe costantemente in innovazione e ricerca per migliorare la propria offerta di macchine e capsule. Presente in Italia nella rete dei 1000 multimarca, e con oltre 100 punti vendita monomarca sul territorio, l’azienda punta fortemente sull’internazionalizzazione, con il fatturato in capsule che proviene al 71% dal mercato estero.

https://caffitaly.com/

 A proposito di Caffè Borbone. Tra le principali aziende italiane attive nel business della torrefazione occupa, nel consumo del caffè porzionato, una delle primissime posizioni sul mercato, nello specifico è leader assoluta nel comparto delle cialde in Distribuzione Moderna, sia in termini di quota val. % che di vendite a Valore in mil Eur (cfr. Nielsen IT Distr. Moderna). Nel 2018 entra nel capitale sociale Italmobiliare, la più grande “investment holding” italiana, con il 60% delle quote mentre il 40% è rimasto al fondatore Massimo Renda. L’azienda rappresenta un caso di crescita straordinario, anche grazie alla dedizione nel campo ricerca&sviluppo, un costante impegno che ha portato alla realizzazione di prodotti innovativi come la cialda compostabile 100% amica della natura, dall’incarto totalmente riciclabile nella raccolta della carta e la capsula compostabile Don Carlo, referenze che hanno conquistato i consumatori, sempre più attenti all’ambiente.

https://www.caffeborbone.com/




La mostra del polacco Lukas Glinkowski alla Luigi Solito Galleria Contemporanea

Luigi Solito Galleria Contemporanea riparte dopo la pausa estiva con la propria programmazione, annunciando la prima personale in Italia dell’artista polacco Lukas Glinkowski“00” solo exhibition è frutto di un lavoro di produzione condivisa con la galleria che lo rappresenterà in Italia, sostenendolo anche all’estero.
Venerdì 23 settembre dalle 19:00 la galleria apre al pubblico con 13 lavori inediti pensati dall’artista per lo spazio nell’ex Lanificio. Lukas Glinkowski, che vive e lavora a Berlino, sarà presente in galleria anche per accogliere il confronto con critici, curatori, giornalisti, collezionisti e il pubblico interessato.
Lukas Glinkowski, nato a Chelmno (Polonia) nel 1984, si trasferisce a Berlino all’età di tre anni. Dal 2007 al 2014 studia belle arti alla Kunstakademie Düsseldorf con Reinhold Braun, diplomandosi come allievo master di Katharina Grosse.
Dopo numerose mostre collettive in spazi off-space e destinati a progetti sociali, Lukas Glinkowski nel 2017 espone la sua prima mostra personale al Bruch & Dallas di Colonia: “I Like Disco & Disco Likes Me” – un’installazione interattiva che fa riferimento alle sue frequentazioni della scena disco club. Nel 2019 Glinkowski ha ricevuto il Villa Aurora Stipend a Los Angeles ed è stato insignito del Berlin Hyp Förderpreis. Nel 2019-2020 ha partecipato alla mostra itinerante “NOW! Painting in Germany today” dove presentato opere con specchi di grande formato al Kunstmuseum di Bonn, al Museum Wiesbaden, al Kunstsammlungen Chemnitz – Museum Gunzenhauser e al Deichtorhallen di Amburgo.
Più recentemente (2020-2021) Lukas Glinkowski ha esposto le sue opere allo Studio Berlin sotto la direzione artistica della Boros Foundation insieme a molti famosi artisti berlinesi. Nel 2021, con la galleria di Luigi Solito ha partecipato con un suo lavoro alla mostra “Portal #2 – Napoli/Berlino”, una collettiva di 16 artisti internazionali legati alla scena berlinese. Lukas Glinkowski vive e lavora a Berlino.

Il lavoro di Lukas Glinkowski si concentra principalmente sulla pittura, creando spesso un immaginario che si combina con frammenti di luoghi urbani, film e fumetti. Spazi che riflettono la cultura quotidiana, come per esempio i bagni pubblici o le stazioni della metropolitana, strettamente collegati alle tendenze della musica elettronica, dei fumetti e della cultura pop.

Attraverso il proprio punto di vista artistico sulle strutture architettoniche e sociologiche, esamina questi spazi come riflesso della società. Come supporto per i suoi dipinti, l’artista non usa la tela ma materiali come gli specchi, le piastrelle, il legno, il vetro e le carte da parati.
Negli ultimi anni Lukas Glinkowski ha ampliato il suo lavoro creativo coinvolgendo gli spettatori. Per la sua personale “I like disco & disco likes me” (2017, Colonia) si è ispirato al suo passato di frequentatore della vita notturna degli anni Novanta, allestendo uno show room con piastrelle bianche, lavandini e specchi che ricordavano l’estetica dei bagni delle discoteche. I visitatori della mostra sono stati invitati a lasciare degli “scarabocchi” sulle pareti per fare propria questa stanza econtribuire a renderla più autentica. Prendendo spunto dalla cultura dei fumetti e della pop art, Lukas utilizza figure della letteratura per l’infanzia e la gioventù, figure di finzione (avatar) che collegano lo spettatore – attraverso il proprio riflesso – agli eroi e agli idoli della cultura pop.
Infatti, Glinkowski fa riferimento a diversi presupposti psicologici: uno di questi è la “teoria del riflesso”. Secondo questa teoria, osservando e analizzando il comportamento degli altri, iniziamo a identificarci con esso, proprio come se ci guardassimo allo specchio. Aprendo, quindi, uno scenario sulla storia dello specchio nell’arte, da Velázquez fino a Pistoletto. Utilizza una versione anche più deformata (come nella vita) grazie alla pellicola specchiante che, a differenza dei veri e propri specchi, non restituisce mai le forme in maniera chiara e netta.
Un altro comportamento che si può osservare, quando si ha a che fare con personaggi reali o di fantasia, è l’“effetto camaleonte”: l’imitazione inconscia di gesti, atteggiamenti ed evidenti stati d’animo adattati al linguaggio del corpo della persona con cui sta interagendo. I bambini e gli adolescenti che scelgono i loro idoli ed eroi adottandone gesti, stile e postura, stanno creando la loro “vera” personalità? Che effetto ha il comportamento degli adulti quando questi si ispirano agli influencer dei social network? Presentano il loro vero “io” o si tratta invece della creazione di un’immagine ideale di loro stessi? E che cosa si intende per “vero me stesso”? Sono tutte domande che Glinkowski pone agli spettatori introducendo nelle sue opere delle vere e proprie maschere, molto spesso quella di un vampiro (diventato anche il suo logo), nel segno di un mito leggendario che oscilla tra la morte e l’immortalità.
Il suo lavoro può essere inteso meno come pittura e più come scultura; Lukas cerca di esplorare i confini del genere e di ridefinirli per sé stesso. Le osservazioni degli spazi urbani giocano un ruolo centrale in questo senso. L’interazione casuale, se non addirittura arbitraria, di diversi “creatori”serve da ispirazione continua per il suo lavoro, come i graffiti o gli oggetti industriali. Lo stesso vale per le influenze della cultura pop che costantemente fluiscono frammentate nel suo processo creativo: soggetti della musica, della moda, dei fumetti e del cinema vengono accostati, collegati e fusi a elementi pittorici per reinterpretarli. Le sottoculture e il fascino del “trash” lo attraggono più di un’immagine “pulita”.

Non è la prospettiva su un soggetto che è rilevante, ma quella dello spettatore che trova un accesso soggettivo all’opera esposta. Nelle sue installazioni performative, i visitatori diventano “co-creatori” dell’opera applicando graffiti o disegni al lavoro, commentando, ripensando o sovrascrivendo le tracce trovate.

L’attrazione verso ciò che non si può fare, che è proibito, è sostituita dal libero e collettivo interesse alla co-creazione dell’opera d’arte. Sceglie le frasi che leggiamo nei suoi lavori utilizzando il metodo del “cut-up”; smonta la sintassi di testi, anche di
generi diversi, e li riassembla. Le parti di testo frammentate, come titoli di canzoni, testi e citazioni di film, devono essere rilette e inserite in un nuovo contesto.
La vera rivoluzione nel mondo dell’arte contemporanea, come in tanti suoi derivati, è la possibilità di remixare vari linguaggi per creare nuovi linguaggi, o anche detti meta-linguaggi. Del resto anche in musica, nel corso degli anni, si è sempre più sviluppata la tendenza al campionamento analogico, dove frammenti e pezzi vengono assemblati in un nuovo insieme. Lui lo fa ispirandosi all’ingenuità infantile, per donare ai lavori una freschezza e una spontaneità che solo i bambini sono ancora in grado di esprimere.
Ogni giorno succede qualcosa di diverso, crudo e disadorno. Ed è per questo che le sue opere appaiono come sono, come pezzetti disordinati messi insieme; come un insieme di istantanee in sequenza, come quando si fa zapping cambiando canale e ottenendo nuove informazioni.
Alle innumerevoli domande senza risposta che troviamo nella pittura, Lukas Glinkowski non cerca nemmeno di dare una soluzione. Al contrario, si pone – e ci pone – costantemente nuovi quesiti. Analogamente al campionamento nella musica, nelle sue opere presenta un mash-up visivo. Frammenti e oggetti di scena si trasformano in un nuovo insieme il cui significato è configurato dagli spettatori stessi: citazioni storico-artistiche e riferimenti contemporanei sono indicazioni estetiche o concettuali. Nell’opera di Glinkowski non si tratta di proporre un significato armonico e coerente, ma di un accesso individuale in cui il punto di vista dell’artista e quello dell’osservatore non devono necessariamente coincidere. Questo approccio decisamente postmoderno crea un spazio che ci permette di giocare con le nostre abitudini alla visione e al pensiero, un gioco che contempla contemporaneamente il caso, il caos e la pluralità, o che porta addirittura all’incommensurabilità. Lukas Glinkowski ci trasporta in un mondo pittorico che deriva dalle sue osservazioni ed esperienze quotidiane, a volte forse anche da sogni o idealizzazioni: spazi urbani, film, brani, cartoni animati, videogiochi, cultura pop e disco club. Poiché è particolarmente interessato alla sottocultura, i luoghi che evoca sono spesso tanto morbosi quanto trash, e le sue realizzazioni sono costituite da prodotti industriali ordinari. La consistenza degli oggetti che egli stesso costruisce determina così una “occupazione spaziale” delle sue opere, che in ogni caso non si limitano all’allestimento a parete; a volte i visitatori della mostra sono persino invitati a partecipare alla sua pittura. Forse per dimostrarci che il suo universo è in realtà un mondo che possiamo scoprire di nuovo con i nostri occhi, ma vedendolo a modo suo. Non vuole spiegarcelo, ma come spesso accade nella vita, le domande ben poste sono più illuminanti delle risposte precise.
Il mondo delle immagini di Lukas Glinkowski mette in scena collisioni sociali ed estetiche: trasferisce lo slang della strada, i graffiti, gli slogan e gli stickers che colonizzano lo spazio pubblico, all’universo asettico delle gallerie e delle sedi espositive, dove le sue opere in un primo momento appaiono fuori luogo, come degli imbucati a un ricevimento di alta cultura. Non si attengono al tono colto e altezzoso della sublimazione estetica ma parlano il linguaggio ruvido di una cultura giovanile che non nasconde nemmeno la malizia criminale quando cerca (o tenta) di attirare l’attenzione.
Fin dall’inizio, la vitalità di questa scena underground anarchica e la sua incondizionata volontà di esprimersi sono serviti come fonte di inspirazione per l’arte di Glinkowski. Piuttosto che guardare alla storia dell’arte, Lukas va oltre i grandi e rassicuranti viali della città per dirigersi verso i non luoghi urbani che pullulano di tag e di graffiti con slogan sovversivi. Qui trova l’ispirazione pittorica necessaria per far progredire la sua arte, nei negozi di street food arredati con sedie di plastica, nei lotti urbani vuoti ostruiti dai cartelloni pubblicitari e dalle toilette illuminate al neon.
Durante queste esplorazioni, la macchina fotografica è la sua compagna indispensabile, lo storage device delle informazioni che poi elabora al computer e in studio. Anche se i temi dell’immagine prendono origine dalla subcultura, questi subiscono un processo di trasformazione per poi riapparire in modo alterato nelle sue opere. Glinkowski infatti non utilizza mai immagini già finite, cose del mondo reale “ready-made”. Gli elementi delle sue texture sono sempre il risultato di un processo creativo, concettualmente controllato. Le forme vengono selezionate, modificate o copiate in pittura, ritagliate con un cutter e poi applicate a un supporto, di solito rigido e
resistente. Glinkowski naviga così in una zona di confine della pittura; forse sarebbe più appropriato descrivere le sue opere come collage di parole e immagini, come oggetti pittorici su cui forme di colore sono incollate, rivelando quindi un leggero rilievo. Come affissioni, writing e manifesti strappati – che sono immagini delle nostre realtà urbane – lui si sofferma sull’atto dell’applicazione di quel messaggio, come per gli stickers. Si tratta di opere che si collocano a metà strada tra la citazione della realtà e l’arte visiva.
Questa posizione intermedia è anche documentata dal fatto che le informazioni dell’immagine non sono mai armonizzate, né a livello formale né a livello di contenuto. Glinkowski non è un artista che si sforza di raggiungere una sorta di omogeneità pittorica o di rilasciare uno statement personale, inteso come messaggio leggibile. È interessato di più a mantenere la disparità di slogan, forme e “grafie”, affinché l’autorialità collettiva – che lui occasionalmente perseguita – possa divenire prevalente. Ciò che però queste immagini hanno in comune è il tono minaccioso e aggressivo che Lukas attinge dai fumetti underground, film horror, fiabe (che spesso non sono poi così innocue) e dai messaggi virali di odio ed intolleranza, qualcosa che salta agli occhi degli spettatori perché questi non hanno la possibilità di prenderne le distanze. Gli spettatori sono sempre parte dell’immagine, poiché vengono “catturati” dalla superficie riflettente, divenendo così elementi vivi dell’opera. Le opere non sono semplici e inoffensivi riquadri, invitando gli spettatori a immergersi contemplativamente in mondi fatti di immagini lontane, ma al contrario le prospettive sono invertite e la spinta principale delle opere è verso gli spettatori.

Le opere speculari di Glinkowski si basano su un effetto esterno che a sua volta mette in discussione l’estetica autonoma dell’opera d’arte. Nessun mondo dell’immagine autonoma e autosufficiente viene costituito indipendentemente nei suoi lavori; le sue opere si definiscono, invece, come un derivato e un riflesso di una realtà sociale che – come dice il messaggio – non può assolutamente essere ignorata dall’attività artistica. Dove sarebbe il confine estetico che delimita l’opera dalla realtà quotidiana? In ogni caso, non si può parlare di autonomia dell’immagine nel suo caso, poiché le sue opere sono interlocutori di una realtà sociale che trova posto nell’immagine in maniera naturale.
Le sue opere riflettono chiaramente una realtà extra-artistica le cui forme di comunicazione appaiono estranee e incomprensibili solo a chi ci si avvicina per la prima volta. È, quindi, ancora più urgente l’apertura dell’arte contemporanea, e della pittura in particolare, ai codici con cui i giovani delle periferie (e non solo) comunicano. Perché questi linguaggi clandestini meritano di essere percepiti al di là degli angoli remoti e “irregolari” dove di norma trovano spazio.
Questo è ciò che l’arte di Glinkowski insegue. Non visualizza tanto l’espressione individuale, l’idioma privato, ma piuttosto i codici subculturali, restituendo l’immagine al contesto sociale da cui l’artista ha tratto ispirazione. È ovvio che questo processo articola una richiesta di apertura dell’immagine e della pittura in generale. Forse la pittura ha coltivato un’esclusiva forma di autosufficienza per troppo tempo. Per quanto plausibile sia questo meccanismo di protezione e di elusione sociale fa bene ascoltare il gergo di strada di Glinkowski, la voce di un’altra realtà, possibilmente più cruda.
(Parte di questo testo è tratto dal catalogo “Maybe I am barking up the wrong tree – but we’ll see!”, Hatje Cantz Verlag, Berlino, 2021).

Si ringraziano per il supporto l’Associazione di categoria ANGAMC, lo Spazio NEA e iemme edizioni00 di Lukas Glinkowski partecipa alla XVIII Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani e alle Giornate Europee del Patrimonio 2022.
La vendita delle opere è disponibile anche sulle piattaforme Artsy, ArtPrice e 1stDibs.

Luigi Solito Galleria Contemporanea – Ex Lanificio, Piazza Enrico De Nicola 46, scala B – piano 1,
Napoli Lunedì – venerdì > 9.00 – 18.00 / sabato e domenica > su appuntamento 081 304 19 19 | 081 45 13 58 | info@luigisolito.it




Select entra nel Registro dei Marchi Storici di Interesse Nazionale

E’ la prima e unica azienda in Italia nel comparto dei legumi secchi ad aver ottenuto il prestigioso riconoscimento di “Marchio storico”. Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha inserito Select, la fabbrica italiana con sede a San Giuseppe Vesuviano (Napoli), nata alle pendici del Vesuvio e guidata dalla famiglia Aliberti da oltre 60 anni, nel Registro dei Marchi Storici di Interesse Nazionale e istituito presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. Un prestigioso riconoscimento che testimonia come l’azienda abbia fatto la “storia” dell’imprenditoria nazionale.

Possono beneficiare del titolo di “marchio storico”, in particolare, le aziende tradizionalmente legate al territorio che abbiano registrato il marchio d’impresa da almeno 50 anni, o per le quali sia possibile dimostrare l’uso continuativo del marchio in associazione ai propri prodotti o servizi per lo stesso periodo. Il logo del brand potrà quindi essere accompagnato dal simbolo del riconoscimento.

“Poter far parte del registro dei Marchi Storici di Interesse Nazionale è un traguardo che ci rende orgogliosi e che ci ripaga dell’impegno e della dedizione quotidiana profusa per offrire ai consumatori che scelgono Select qualità ed eccellenza.- commenta Aniello Aliberti, Direttore generale Agria Spa, azienda proprietaria del marchio Select – Sono stati premiati i valori che guidano fin dagli albori la famiglia Aliberti: qualità, trasparenza verso i consumatori e cura della materia prima, che si combinano con una forte vocazione all’innovazione e alla modernità. Tutte caratteristiche che hanno permesso all’azienda di restare sempre al passo con i tempi ed emergere nel proprio settore”

Con uno stabilimento di oltre 15.000 mq coperti, Select seleziona e confeziona i migliori legumi e cereali da tutto il mondo e dall’Italia con l’obiettivo di diffondere i valori della dieta mediterranea e portare sulle tavole degli italiani solo gli eccellenti ingredienti che la compongono.

L’iscrizione nel registro dei marchi storici corona una storia iniziata agli inizi degli anni ’50, quando il fondatore Romualdo Aliberti ebbe l’intuizione di confezionare i legumi secchi da distribuire con un marchio unico e identificabile, rivoluzionandone il mercato. Nel 1957 nacque così Select, il primo brand di settore a selezionare e confezionare i legumi in astuccio di cartone, fino a quel momento venduti sfusi.

Da allora è cominciato un percorso sempre in ascesa. La terza generazione prosegue l’impegno familiare arricchendo i core value aziendali, con il principio imprescindibile legato alla sostenibilità, una responsabilità che riguarda tutta la filiera produttiva: dalla selezione delle materie prime, alla scelta di partner e fornitori affidabili, all’utilizzo di energie rinnovabili, allo sviluppo di packaging innovativi ed eco-friendly, fino all’attenzione per le persone e il territorio.

Attualmente l’azienda sta puntando a un modello di business sostenibile con l’attuazione di un piano di sostenibilità di medio-lungo periodo ed è inoltre impegnata in un’operazione di totale rebranding, in innovazioni tecnologiche e nel lancio di nuovi prodotti al passo con le richieste di mercato.

L’azienda è presente con i marchi Select, Bio Select e Poppy in maniera capillare in tutte le insegne della GDO dell’area 4 (Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) ed in tale area è leader di mercato con una quota di mercato del 38% a volume (con una punta del 50% in Campania e quote superiori al 30% in Puglia e Sicilia). In Italia è leader di mercato con una quota di circa il 13% a volume.




Napoli: Al Maschio Angioino questa sera alle 20:30 il Premio “Vesuvio d’oro”

Alla sua quarta edizione, dopo tre anni riparte la manifestazione “Vesuvio d’oro”.

Nella magnifica cornice del Maschio Angioino saranno presenti personalità del mondo dello spettacolo della letteratura e del teatro e del giornalismo internazionale. La conduzione a cura delle due professioniste: Anna di Chiara e Carmen Gigliotti, sarà caratterizzata da momenti di musica e teatro, ospiti d’onore l’ attore Sasà Trapanese, la cantante Mela Macaluso e la famiglia Schisano: Ryan, Mirella, Ivan ed infine il noto cantautore Filippo Schisano.
Come da programma saranno conferiti premi a personaggi illustri: per il giornalismo Claudio Ciotola e per lo spettacolo Sasà Trapanese. Nello splendido scenario del cortile simbolo della città di Napoli al Maschio Angioino. Responsabile della produzione Francesca Raucci e direzione artistica del grande, unico e instancabile Leopoldo Manfredonia.




Libri: Il Signore di Notte, presentazione a Lovere

La Sala degli Affreschi dell’Accademia di Belle Arti Tadini sul lungolago di Lovere (Bergamo) ospiterà la presentazione del libro «Il Signore di Notte», un giallo ambientato nella Venezia del 1605. L’evento è fissato per giovedì 8 settembre 2022 alle 21. Ingresso da piazza Garibaldi 5. A dialogare con l’autore Gustavo Vitali sarà il giornalista Sergio Cotti.

L’opera è un giallo storico con personaggi realmente vissuti che l’autore ripropone in una trama di fantasia. In più l’aggiunta di curiosità, aneddoti, fatti e fatterelli di vita reale dell’antica Serenissima costituisce un bagaglio di informazioni che calano il lettore nel clima di una Venezia appena uscita da un secolo di grande splendore per avviarsi verso un incerto futuro.

Tutto ha inizio il 16 aprile 1605. Nella sua misera casupola viene rinvenuto il cadavere di un nobile caduto in miseria, prima vittima di un racconto ricco di suspense. A farsi carico delle indagini è un magistrato goffo e pasticcione che irrompe sulla scena del delitto con una buona dose di spocchia; personaggio contorto, incerto, che cambia umore da un momento all’altro, tormentato da dolori di un passato che non riesce a buttarsi alle spalle. Per lo più si tuffa in una stramba relazione con una dama tanto bella quanto indecifrabile che gli procurerà nuovi tormenti.

Nel frattempo affronta le indagini con una presunzione pari solo alla propria inadeguatezza, incappando in clamorose sconfitte. Per fortuna giunge in suo soccorso un capitano delle guardie che ha l’esperienza che a lui manca, un personaggio che via via assurgerà al ruolo di co-protagonista. Costui instraderà lo sprovveduto verso la soluzione dell’enigma in un finale niente affatto scontato e del tutto sorprendente, ma solo dopo incessanti colpi di scena, agguati, nuovi delitti e quelli che riemergono dal passato.

Milanese di nascita, Gustavo Vitali, vive a Bergamo da più di 40 anni. È un appassionato di storia in generale e di Venezia in particolare, oltre che di volo in parapendio. Questa sua prima opera denota un lungo lavoro di ricerca e documentazione.




I “Due Per Caso”, da dieci anni insieme con la passione per la musica

ISCHIA. I “Due Per Caso” , due amici da sempre, legati dalla passione sfrenata per la musica e provenienti da molteplici esperienze musicali (bande, big band, dixieland e gruppi vari), anche questa estate stanno riscuotendo successo tra i turisti che hanno invaso l’isola d’Ischia.
Proprio per caso nascono come duo musicale circa 10 anni fa, suonando a matrimoni, in ristoranti, alberghi e ville private, su melodie di brani famosi, spaziando tra pop, latino, jazz e napoletano. Ma la loro notorietà non si è  fermata solo nell’isola verde, infatti spesso capita di vederli suonare anche lontano dalla loro amata Ischia.
Pietro Pezzella ha studiato da privatista musica classica per poi approfondire nel mondo del jazz con maestri a livello internazionale. Musicista pluristrumentista che spazia tra trombone, tromba, chitarra classica e voce.
Antonio Sferratore, laureato al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, anche lui musicista polistrumentista che varia tra sax tenore, sax soprano e contralto.
Nella vita fanno altro di professione, ma continuano con successo ad allietare serate ed eventi soprattutto in questo periodo estivo.




“Bill Viola. Ritorno alla Vita”. In mostra nella Chiesa del Carminiello a Toledo

Dal 2 settembre, lo statunitense Bill Viola, padre della videoarte, torna a Napoli con una mostra pensata per la riapertura di un gioiello artistico della città dal titolo: “Bill Viola. Ritorno alla Vita”, allestita all’interno della Chiesa del Carminiello a Toledo che, per l’occasione, riapre al pubblico, gioiello architettonico napoletano che torna visitabile dopo anni di chiusura.

Nella Chiesa, situata in una stradina dei Quartieri Spagnoli, in via Carlo de Cesare 30, alle spalle di via Toledo e a due passi dalle bellissime piazza Trieste e Trento e piazza del Plebiscito, cinque saranno le video-opere appositamente selezionate dal Bill Viola Studio per la suggestiva location affidata ad Asso.Gio.Ca.

La Chiesa del Carminiello a Toledo è un edificio di culto “incastonato” in quello che oggi è un palazzo, e ne occupa di fatto la corte. Un gioiello che vede, tra i suoi punti forti, il pavimento maiolicato, opera della Bottega di Giuseppe e Donato Massa, mastri riggiolari, noti soprattutto per aver realizzato il Chiostro Maiolicato di Santa Chiara, ma attivi in tutta Napoli e, in particolare, nelle più importanti chiese della città nel XVIII secolo.
All’interno della Chiesa, che potrà essere apprezzata interamente durante la visita, saranno presenti le cinque opere: Earth Martyr, Air Martyr, Fire Martyr e Water Martyr (tutte 2014), derivate dall’installazione video permanente su larga scala Martyrs (Earth, Air, Fire, Water), inaugurata nella Cattedrale di St. Paul a Londra, nel maggio del 2014, e Three Women (2008), parte della serie Trasfigurazioni, dedicate alla riflessione sul passare del tempo e sul processo attraverso il quale si trasforma l’interiorità di una persona.

Bill Viola, nato nel 1951, è riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea internaziona, determinante nell’affermazione del video come forma vitale di arte contemporanea e, così facendo, ha contribuito ad ampliarne notevolmente la portata in termini di tecnologia, contenuto e storia. Le installazioni video di Viola, esposte in musei e gallerie di tutto il mondo e presenti in molte collezioni illustri , sono ambienti totali che avvolgono lo spettatore in immagini e suoni, utilizzano tecnologie all’avanguardia e si distinguono per la loro precisione e semplicità.
Viola utilizza il video per esplorare i principali fenomeni della percezione sensoriale come via per la conoscenza di sé. Le sue opere si concentrano sulle esperienze umane universali – nascita, morte, lo sviluppo della coscienza – e hanno radici sia nell’arte orientale che in quella occidentale, nonché nelle tradizioni spirituali, tra cui il buddismo zen, il sufismo islamico e il misticismo cristiano. Utilizzando il linguaggio interiore dei pensieri soggettivi e delle memorie collettive, i video di Viola comunicano a un vasto pubblico, consentendo agli spettatori di vivere l’opera direttamente e in modo personale.

Vanitas Club (www.vanitasclub.org) nasce con l’obiettivo di permettere a un pubblico vasto ed eterogeneo di poter non solo accedere alla bellezza dell’offerta culturale, ma anche di poterla vivere. In particolare, con la possibilità di interagire attivamente con le proposte culturali e dare un tangibile contributo per la tutela e al tempo stesso ampia diffusione del Patrimonio storico e artistico del Paese. In tal senso, il particolare interesse al rilancio di luoghi e spazi sotto utilizzati, nella produzione, gestione e promo-commercializzazione di mostre, esperienze cinematografiche e attività gastronomiche volte a valorizzare e far vivere luoghi di interesse storico e artistico.
Tra le mostre allestite in città, menzioniamo quella dell’artista Marina Abramovic dal titolo: ESTASI a Napoli, al Castel dell’Ovo.

Asso.Gio.Ca. Associazione Gioventù Cattolica (www.assogioca.org) affidataria per l’occasione della mostra della Chiesa del Carminiello a Toledo, è un’associazione di volontariato nata a Napoli venticinque anni fa con un sogno: sostenere ed aiutare i bambini a diventare «buoni ed onesti cittadini», in un quartiere complesso: il  Quartiere Mercato. L’associazione, negli anni, è cresciuta e si è consolidata: iscritta al registro di volontariato della Regione Campania ed è attualmente presente sul territorio della diocesi di Napoli con più progetti. È ente accreditato per il Servizio Civile Universale con oltre 80 volontari in servizio; opera con una vasta rete di partner istituzionali ed enti del terzo settore (istituti scolastici, associazioni, parrocchie, forze dell’ordine, pubbliche amministrazioni e fondazioni).

Il progetto “Bill Viola. Ritorno alla Vita” è fortemente voluto e promosso dall’Arciconfraternita della Congregazione dei 63 Sacerdoti (originariamente di San Carlo dei Sacerdoti), che ha garantito l’utilizzo di questo  pregevole sito seicentesco, perpetuando la secolare vocazione di volano culturale, che sin dalla fondazione di questo  istituto ha contribuito negli anni all’alfabetizzazione e formazione del popolo napoletano. Oggi l’Arciconfraternita crede fermamente nel valore di questa iniziativa, e nello sviluppo di un percorso culturale ed artistico in contrasto con la povertà educativa e, al contempo, valorizzando un bene storico-artistico che non perde la funzione di culto, cui si affianca con questa esposizione una nuova e rinnovata missione culturale.

In sintesi:

Dal 2 settembre 2022
Mostra “Bill Viola. Ritorno alla Vita”
Chiesa del Carminiello a Toledo in via Carlo de Cesare 30 –Napoli
info e prenotazioni: www.vanitasclub.org




L’arredo urbano del Gruppo Ipas anche nelle piccole città

Gli impianti di arredo urbano, posizionati in prevalenza sui marciapiedi delle città, prestano un servizio di pubblica utilità che pone il cittadino al centro.  Il termine arredo rappresenta una dimensione umana dell’abitare lo spazio pubblico urbano e persino l’estetica di questi impianti influisce sul benessere del cittadino, attraverso la fruizione di informazioni: info meteo, info traffico, eventi culturali e notizie sui servizi più disparati. Come? Attraverso l’utilizzo efficace della cartellonistica stradale, della segnaletica e dell’arredo urbano, soluzioni utili non solo a trasferire messaggi di outdoor advertising ma anche ad abbellire gli spazi comuni, essendo esteticamente validi.

L’arredo urbano completa inoltre la funzionalità della strada offrendo riparo, informazione e sicurezza. Tra questi impianti le pensiline di attesa degli autobus, distribuite capillarmente in città ad altezza uomo, consentono un contatto visivo ravvicinato, intercettando i flussi pedonali e veicolari ed assicurano un’ampia copertura ed una elevata frequenza.

Un patrimonio ancora più efficace grazie alla forza del digitale, questo è l’obiettivo del Gruppo Ipas, il primo player italiano nel settore della comunicazione “fuori casa”, e che ha messo in atto una vera e propria “conversione in digitale”. Un percorso in linea con il trend che vede ridefinire il ruolo della comunicazione verso un linguaggio più interattivo, in grado di dialogare con forza con il pubblico e di amplificare il messaggio in modo omnicanale. Sfruttare la forza comunicativa del digitale conservando, allo stesso tempo, i punti di forza tradizionali del media è l’approccio del Gruppo IPAS che punta su formati “medi” e “grandi. Questi asset permettono di combinare il potere impattante dei “big size” al dinamismo del digital, capace di delineare un approccio di comunicazione più versatile, interattivo, con un engagement più alto e capace di amplificare il messaggio, grazie anche al maggior impatto visivo delle immagini su display.

Una rivoluzione che non riguarda solo le grandi città, ma anche province ed i centri minori, grazie alla presenza capillare degli impianti del Gruppo Ipas che godono di posizioni strategiche e di un’ampia superficie espositiva, sono tutti elementi che amplificano il “messaggio” da comunicare e che garantiscono il raggiungimento del target, avvalendosi della flessibilità e del potere evocativo del digital.




il 10 luglio parte “Irpinia Express”. Treni storici per Sant’Angelo, Nusco, Montella e Castelvetere.

Ritorna a partire dal 10 luglio, ma con possibilità di prenotazione anche il 16, il 24 e il 31 luglio, la campagna Irpinia Express che toccherà il borgo di Sant’Angelo dei Lombardi, Nusco, Castelvetere sul Calore e Montella. Ritornano i treni storici per regalare ai passeggeri un tuffo nella tradizione irpina tra arte, enogastronomia, e percorsi immersi nella natura. Un progetto che nasce dalla collaborazione tra Regione Campania e Fondazione FS., e con il lavoro costante dell’Associazione Inlocomotivi APS, che mira alla valorizzazione turistica dell’Irpinia attraverso una forma di mobilità dolce.
Scoprire le bellezze nascoste del patrimonio storico e culturale che esiste al di fuori dei grandi centri storici superaffollati, paesaggi che si possono solo sognare vivendo nelle città. È un turismo per chi ama andare oltre la semplice guida, per chi è curioso di sapere molto di più sui luoghi che desidera visitare. Riprendono i percorsi di Irpinia Express, da luglio fino all’autunno inoltrato, i biglietti sono disponibili dal 9 luglio: sul sito di FS (www.fondazionefs.it), in tutte le stazioni ferroviarie e presso le agenzie di viaggi.

Il debutto è il 10 luglio e si viaggia verso Sant’Angelo dei Lombardi, un borgo di grande importanza nel quale si legge ancora l’impianto medievale, passato attraverso i secoli, segnato nel profondo anche dal sisma nel 1980 che ne caratterizza senza dubbio la stratigrafia edilizia. La partenza è alle ore 09.00 dalla stazione di Avellino, l’arrivo alle ore 11.40 alla stazione di Sant’Angelo dei Lombardi. A seguire, accoglienza e visita all’Abbazia del Goleto, trasferimento al borgo e pranzo libero (consigliata prenotazione) presso i ristoranti: La Locanda di Enza (tel. 0827-23888) oppure Pueta Restaurant (tel.0827-24482). Alle ore 15.15 il raduno in Piazza De Sanctis, con passeggiata tra i vicoli del borgo di Sant’Angelo dei Lombardi, con sosta in piazzetta presso la sede della Pro Loco con brindisi e apertura degli stand con prodotti tipici.
Infine, visita alla cattedrale e alla cripta, poi al belvedere, infine al Castello. Ore 17.00 – Partenza per Avellino con arrivo previsto alle ore 20.00

Il 16 luglio si andrà poi alla volta di Nusco, “il balcone d’Irpinia” con il format “che ci salta in menta” una manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Nusco alla scoperta della menta, la pianta nativa dei sentieri nuscani, dal profumo unico.
Doppia tappa invece programmata per il 24 luglio, dove l’Irpinia Express porterà prima a Castelvetere sul Calore, piccolo borgo bagnato dal fiume Calore e poi a Montemarano, un luogo ricco di storia e di folklore con il suo famoso carnevale e la tarantella montemaranese. Sarà un’occasione per gustare la tipica “maccaronara”.
Il 31 luglio si parte per Montella, borgo dal paesaggio meraviglioso situato nel Parco regionale Monti Picentini. Si visiteranno i complessi monumentali “del monte” e di San Francesco a Folloni.
Per info Inlocomotivi_whatsapp: 331 1085593/ 3291221625, info@irpiniaexpress.com, Fb Irpinia Express è possibile acquistare i biglietti sul sito di FS www.fondazionefs.it, presso le stazioni ferroviarie e le agenzie di viaggi.




“Cenando sotto un Cielo Diverso”. Enogastronomia a Villa Alma Plena

Si è svolta nella serata del 27 giugno   la quattordicesima edizione dell’evento “Cenando sotto un Cielo Diverso” registrando una grande affluenza  di pubblico.  Per  gli organizzatori questa edizione ha sancito il definitivo ritorno alla normalità: “Un ritorno che inseguivamo da due anni – commenta Alfonsina Longobardi, ideatrice dell’iniziativa -. Sebbene l’evento non si sia fermato durante il periodo pandemico, è stato comunque svolto in modalità diverse (ad esempio, gli chef stellati hanno cucinato nelle mense sociali) oppure è stato soggetto a restrizioni (limitazioni del pubblico ammesso, distanziamenti, etc.). Finalmente l’evento è tornato nella sua vecchia veste, ma con contenuti raddoppiati. Auspichiamo di tornare a organizzare anche l’edizione invernale!”.

Aumentati, dunque, i contenuti della kermesse: 160 cuochi, panificatori, pizzaioli, pasticcieri e produttori; 12 chef stellati (Roberto Di PintoDomenico IavaroneGiuseppe AversaFrancesco SodanoLuigi SalomoneAlfonso CrescenzoCristoforo TrapaniMichele DeleoRaffaele VitaleCarlo SpinaLuciano VillaniCiro Sicignano); un palcoscenico affollato di artisti (Maria Bolignano , Francesco AlbaneseAnna CapassoEnzo Fischetti , Monica SarnelliMichele SelilloMassimiliano CiminoCiro TorloGiuseppe MoscarellaStefano De ClementeMarianna Bonavolontà) introdotti dalla presentatrice Ida Piccolo.

Il tema che è stato dato alla brigata di cucina composta da più di 300 elementi è la “globalità della Dieta Mediterranea”: il modello nutrizionale divenuto patrimonio UNESCO può, con i dovuti accorgimenti, essere adattato in tutto il mondo favorendo non solo la salute dell’uomo, ma anche l’ambiente. Tra i piatti globalmente sostenibili in degustazione c’erano: il “Ricordo di un viaggio in Perù” dello chef stellato Francesco Sodano, una ceviche di gambero rosso, rafano, mela verde e lime; la pasta e patate rivisitata con impepata di cozze in tre consistenze e limone fermentato con salsa al prezzemolo dello chef Gianmarco Carli; “Le meraviglie del nostro giardino”, un dessert ricavato esclusivamente con i prodotti che crescono negli spazi verdi di Villa Alma Plena (ovvero ciliegie, olio, mandorle e agrumi), un piatto dello chef resident Salvatore Spuzzo; “L’antica mozzarella in carrozza” realizzata con palatone di pane raffermo di Montevergine, fiordilatte di Agerola, uova e formaggio irpino, una ricetta de “I dottori del fritto”.

Non sono mancati momenti divertenti, gli spazi dedicati alla musica (tra questi particolarmente apprezzato l’intervento della cantante ed attrice Anna Capasso, che ha fatto ballare tutti i presenti sulle note del suo ultimo singolo, ovvero “L’estate su di noi”), quelli dedicati alla cultura (l’autrice Marianna Bonavolontà ha presentato il suo ultimo libro “La ragazza col genio in valigia”) e al sociale (le testimonianze di Rebecca Azzini sulla sua personale esperienza nel mondo della diversabilità).

Il ricavato dell’evento andrà a coprire le spese per l’acquisto di giochi che saranno consegnati durante il periodo natalizio ai bimbi ricoverati nel reparto di nefrologia dell’ospedale pediatrico “Santobono Pausilipon”, per l’organizzazione di lezioni di cucina per gli ospiti “speciali” del centro Don Orione di Ercolano, e per la costruzione di un laboratorio ludico didattico per malati schizofrenici (obiettivo a lungo termine per cui si stannoraccogliendo fondi già da diverse edizioni).

foto @mina grasso

 




“Caffè del Birbantello” il progetto sociale di Caffè Borbone.

Il caffè disegnato dai bambini diventa una limited edition per il packaging dell’espresso napoletano.

Il caffè è un prodotto che storicamente ha una tradizione antica, fa parte dei gesti quotidiani degli italiani, ed è un rito che va al di là delle differenze sociali e territoriali.
Traendo spunto da questa ispirazione Caffè Borbone ha dato forma a “Il Caffè del Birbantello”, un progetto nato a Napoli, per offrire ai bambini un’opportunità didattica e creativa mirata a valorizzare le loro attitudini, facendo leva sul senso di appartenenza e generando interesse verso una tradizione tutta italiana, quella, appunto, del caffè.
Con l’intento di capitalizzare l’esperienza napoletana, “Il Caffè del Birbantello”, si estende in tutta Italia, grazie al supporto di onlus impegnate nel recupero della dispersione scolastica, in sinergia con Sustenia, agenzia che realizza strategie di sviluppo sostenibile.
Le onlus sono state invitate a partecipare ad un avvincente contest: i giovani creativi, divisi in gruppi di lavoro, hanno espresso il proprio estro in un vivace e coloratissimo laboratorio. Come dei veri e propri “marketer” i bambini hanno realizzato dei bellissimi disegni, poi, impressi graficamente sul packaging del “Caffè del Birbantello”. La giuria di merito che ha selezionato i 5 disegni più originali, uno per onlus, ha inoltre premiato le frasi più belle ed evocative. I giovani creativi, hanno così dato forma alla loro fervida immaginazione attraverso il disegno e la scrittura, rappresentando attraverso l’arte: pensieri inespressi, il legame con la città di appartenenza e l’idea che hanno di una buona
tazza di caffè.

Facciamo pace?” “Beviamo un caffè?”, “A mia mamma piace il caffè lungo come i nostri vicoli”, “A Palermo è sempre primavera”, “Nel mare di Taranto ho rivisto me e
la mia famiglia”. Sono alcune delle emozionanti frasi ideate dai “birbantelli” di tutte le città.

Un’idea, che ha trasformato l’impegno dei ragazzi in un risultato concreto, il “prodotto” che sarà presente nei negozi specializzati di tutta Italia, allo scopo di gratificare l’impegno dei giovani creativi. L’azienda napoletana è orientata da sempre verso una strategia sostenibile sia dal punto di vista sociale sia ambientale, e per l’iniziativa punta, inoltre, a un prodotto green: le cialde compostabili 100% amiche della natura, smaltibili nell’umido e caratterizzate dall’involucro riciclabile nella raccolta della carta, richiamando così i consumatori ad adottare stili di vita e comportamenti responsabili.
Le onlus che hanno partecipato all’iniziativa sono: “Il Balzo Onlus”, che opera a Milano con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei minori svantaggiati e prevenirne
l’abbandono scolastico; “Sos Villaggi dei Bambini” di Vicenza, network internazionale che si occupa di accoglienza e assistenza familiare; “Il Laboratorio Cooperativa sociale” di Genova, che gestisce servizi educativi e mira alla inclusione lavorativa; la “Fondazione Soleterre Onlus” di Taranto che segue i bambini del reparto di oncologia pediatrica, e il “Progetto Odisseo” di Palermo che contrasta l’abbandono scolastico dei bambini.
Partner dell’iniziativa: Terzo distretto, un gruppo di lavoro formato da esperti di impresa, terzo settore e istituzioni, che operano per costruire collaborazioni fra i diversi attori.
Per dare continuità al progetto, Caffè Borbone sostiene le attività formative dei bambini attraverso una donazione alle onlus che hanno partecipato attivamente al progetto, coordinate da Sustenia.
Questo meritevole lavoro di cooperazione è il risultato dell’impegno di Caffè Borbone a favore dell’inclusione e a sostegno delle fragilità sociali. Un caffè buono due volte: per la qualità del prodotto e buono per il valore sociale che porta con sé.

Caffè Borbone S.r.l. è un’azienda napoletana fondata da Massimo Renda nel 1996, attiva nel business della torrefazione, produzione e commercializzazione di cialde compostabili e capsule compatibili. L’azienda occupa nel consumo di porzionato una delle primissime posizioni sul mercato. Nel 2018 entra nel capitale sociale Italmobiliare, la più grande “investment holding” italiana, con il 60% delle quote mentre il 40% è rimasto al fondatore che prosegue il suo impegno manageriale come Presidente. L’azienda rappresenta un caso di crescita straordinario, anche grazie all’impegno nel campo ricerca&sviluppo, una costante conferma, comprovata dal lancio di prodotti sempre innovativi come la cialda compostabile 100% amica della natura, dall’incarto totalmente riciclabile nella raccolta della carta e la capsula compostabile Don Carlo, referenze che hanno conquistato i consumatori, sempre più attenti all’ambiente.




Olimpia Nappi, nuova coordinatrice Provinciale di Napoli per Azzurro Donna

Il coordinamento Campano di Azzurro Donna, con entusiasmo annuncia l’arrivo di una nuova coordinatrice provinciale: Olimpia Nappi, nominata coordinatrice della Provincia di Napoli. La nomina della imprenditrice Olimpia Nappi è stata voluta fortemente dall’on. Catia Polidori, coordinatrice nazionale di Azzurro Donna, dal senatore Domenico de Siano, coordinatore di Forza Italia Campania e dalla coordinatrice di Azzurro Donna Campania, Carla Ciccarelli.
Olimpia Nappi, è stata scelta all’unanimità per suo alto “valore” umano e professionale. Specializzata in psicologia del lavoro con esperienze lavorative in multinazionali è ritornata nella sua amata Napoli dove ha creato una start up, la Job Consulting, con la quale si occupa di gestione e selezione del personale per piccole e medie imprese sul territorio nazionale.
«Accetto con entusiasmo la nomina di Coordinatrice Provinciale di Azzurro Donna, propostami dalla dott.ssa Ciccarelli a cui va il mio ringraziamento per la fiducia accordatami. Cercherò di dare il mio contributo in maniera fattiva e concreta continuando ad occuparmi di politiche sociali e del lavoro e ponendo la mia competenza al servizio del partito» ha dichiarato Olimpia Nappi. La coordinatrice di Azzurro Donna Campaniq ha aggiunto che l’obiettivo di Azzurro Donna Campania è di allargare sempre di più la propria squadra con figure competenti, coraggiose, resilienti e appassionate capaci di portare un valore aggiunto al territorio campano e alla “squadra” azzurra. La giovane Olimpia Nappi rappresenta pienamente questi valori a cui noi tutte di Azzurro Donna crediamo.