Campania: 1.752 casi. Allarme sociale. Proteste per divieto ristorazione

Campania: 1.752 casi. Allarme sociale. Proteste per divieto ristorazione
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Aumentano le richieste di aiuto alimentare. Prorogato lo stop per bar, pasticcerie, ristoranti e negata nuovamente l’attività con consegne domiciliari: proteste sui social. Iniziative solidali per fasce deboli. Da lunedì, mascherine per farmacisti. Picco settimana prossima, previsti più di 3mila contagi per Domenica delle Palme

In Campania 112 decessi; effettuati 1086 tamponi, positivi: 170 su 1752, 11679 in totale, mentre si attende il picco che dovrebbe portare a 3mila casi

Allerta per l’ ALLARME SOCIALE nella regione, che monta giorno dopo giorno: gli episodi di “reati per fame” sono diventati quotidiani. Parallelamente alla preoccupante crescita delle richieste al BANCO ALIMENTARE che ha è arrivata al +40%, si susseguono a ritmo continuo furti delle buste con la spesa, ai fattorini che consegnano a domicilio per supermercati e pure ai volontari che aiutano soprattutto gli anziani e le altre persone che non possono allontanarsi da casa per motivi conclamati.

CONFERMATO su tutto il territorio regionale lo STOP per la RISTORAZIONE, bar, pasticcerie, pub, pizzerie e ristoranti fino al 14 aprile. Proroga del divieto anche con riferimento alla consegna a domicilio, provvedimento che genera numerose proteste sui social, fa molto discutere e trova concordi i titolari delle aziende di settore come la gran parte dei consumatori. In atto raccolta firme a riguardo, per sollecitare le autorità a concedere la possibilità di riaprire le attività ristorative, laboratori e bar con esclusivo sevizio domiciliare.
Nella nuova ordinanza del governatore De Luca “i supermercati e gli altri esercizi di vendita di beni di prima necessità possono effettuare consegne a domicilio soltanto di prodotti confezionati e da parte di personale protetto con appositi dispositivi di protezione individuale”. È vietato lo svolgimento “di fiere e mercati per la vendita al dettaglio, anche relativi ai generi alimentari”.

Molte FAMIGLIE sono economicamente in DIFFICOLTÀ: la maggioranza delle aziende sono ferme, come le attività commerciali, escluse soltanto poche categorie essenziali. Tutti sono stati costretti a chiudere i battenti per contenere il contagio e scongiurare una carneficina. Imprenditori sull’orlo del fallimento. Una situazione davvero drammatica.
Molte le contestazioni a riguardo. In profonda crisi l’economia della regione e dell’intero Mezzogiorno.
Si trovano nella impossibilità di comprare i generi di prima necessità moltissimi abitanti: i tantissimi a nero, tutti coloro che si arrangiavano procurandosi un po’ di euro per fare la spesa quotidiana; è aumentato spaventosamente di fatto il numeri degli indigenti.
E giungono ancora notizie dei furti ai negozi di alimentari, alle farmacie e degli assalti ai supermercati, degli scippi delle buste con la spesa dalla Sicilia alla Campania, alla Puglia, e pure in Emilia Romagna e Lombardia e nelle altre regioni del centro Nord comincia a dilagare il fenomeno dei reati per fame.
“L’esercito di disperati invisibili si prepara a combattere la guerra contro la fame” si legge da più parti sui social: gruppi su Facebook si danno appuntamenti.
La prossima manifestazione sociale, ritenuta da alcuni un “assalto” darebbe fissata per il 3 aprile prossimo.
Nel Meridione, 4 milioni di persone sopravvivono di SOMMERSO, prevalentemente appunto lavoro nero che se mantiene da anni la cosiddetta “pace sociale”, ora sul filo del rasoio, è pure vero che ha ulteriormente penalizzato il Sud, portando a una grave e indignitosa condizione di impoverimento. Una situazione vergognosa per l’Italia e i vari Governi che si sono succeduti, senza neppure tentare di risolvere a monte il problema: lavoro! E ancora lavoro che manca. Manovalanza sfruttata a costi bassissimi anche a Nord e al Sud spesso su commissione delle aziende settentrionali ed estere. In troppi casi, questa realtà aberrante ha foraggiato il malaffare, la malavita organizzata, con risultati sempre più disastrosi.

Per aiutare gli INDIGENTI e gli ANZIANI impossibilitati a muoversi di casa e comunque per i quali non è consigliabile uscire perché gli effetti devastanti del virus su loro sono più pericolosi e spesso mortali, si sono organizzati diversi comuni della Campania o, almeno, hanno tentato di farlo.
Il sindaco di Portici, tra i tanti, aveva comunicato nominativi e recapiti telefonici dei negozi di alimentari disponibili a consegnare la spesa a casa. Servizio di fatto bloccato con l’obbligo imposto dalla Regione Campania della consegna solo di frutta e verdura confezionate all’origine: in pratica tra i tanti esercizi, nessun fruttivendolo può più effettuarla. In tanti si chiedono “che differenza ci sia tra l’andare nel negozio, ordinare 3 kg di arance, 1 kg di mele e 2 di patate ecc ricevendo la busta con la spesa dal commesso e portarla personalmente a casa, e invece riceverla a domicilio da personale dotato di mascherina?”. Idem per le salumerie, ecc. Non si contano similari domande sui social, espressione del malcontento a riguardo.
“Un altro regalo, l’ennesimo danno dei piccoli negozianti” commentano i titolari di tante rivendite e moltissimi cittadini sono con loro.
“Considerato che nei supermercati possono essere venduti i prodotti freschi da banco, al taglio, praticamente ben poca differenza, comunque nessuna sostanziale tra i servizi a domicilio forniti”.
“Piuttosto, i titolari di ristoranti e bar sono drammaticamente penalizzati, mentre quelli di supermercati e alimentari si stanno praticamente arricchendo, e con quali misure sostanziali di prevenzione che non potrebbero essere adottate anche dai ristoratori, pasticcieri, ecc…?” – si afferma da più parti.

Sul fronte degli aiuti, comuni, parrocchie particolarmente attive, associazioni e fondazioni si sono organizzati e su stanno attrezzando per distribuire panieri acquistati dagli enti o donati da imprenditori, carrelli solidali con prodotti vari alimentari a lunga conservazione, raccolte fondi per i bisognosi.

Continuano a fare notizia le drastiche le recenti dichiarazioni del governatore regionale DE LUCA che paragona con concrete motivazioni l’emergenza corinavirus a una guerra e ha sollecitato l’attenzione di tutti gli abitanti della regione oltre che degli organi preposti..
“Aumento dei prezzi, corsa all’accaparramento dei beni… sul mercato farmaci inutili… assalto a forniture che dovevano arrivare nelle nostre zone”.
E ricorda le forniture diretta in Italia e quelle in Campania, bloccate alla frontiera o non consegnate in regione. “Il problema è enorme e drammatico” il presidente chiarisce: “Sono state prese misure severe che hanno come obiettivo garantire la principale libertà che è quella di vivere… Ho una sola riserva: sarebbe stato più efficace prendere misure severe anche prima: come abbiamo fatto in Campania noi”.
Accesa la polemica con governo e Protezione Civile, con dura risposta di quest’ultima: “…ho lanciato un appello al governo per le forniture che non arrivavano e l’ho fatto a voce alta perché ci sono momenti nei quali bisogna essere diretti”.
“…dobbiamo parlare chiaro in tempo utile. Non preoccuparci se qualcuno non capisce il tono che usiamo. Abbiamo alzato la voce per l’emergere di criticità pericolose, per farci sentire. La Lombardia è la priorità assoluta certo, ma dopo c’è una seconda priorità: se esplode l’epidemia al Sud sarà un disastro e crollerà tutto. Quindi aiuto prioritario a quelle realtà dove la crisi è esplosa, ma nel contempo bisogna fare assolutamente in modo che non succeda la stessa cosa nel Mezzogiorno” ha precisato Vincenzo De Luca, confermando solidarietà a Governo e PC ma sottolineando ulteriormente l’urgenza dei supporti indispensabili al Sud per salvare vite umane.
Il governatore stigmatizza inoltre che il materiale inviato “servirà per 24-48 ore. Servono altre forniture subito” e aggiunge: “Se c’è un impegno che non può essere mantenuto ci sia detto!”

Il PICCO dell’emergenza arriverà alla fine della prima settimana di aprile con più di 3mila contagi in totale, a quanti previsto dall’Unità di crisi della Regione Campania.
De Luca afferma: “ci stiamo preparando, ce la possiamo fare, ma servono forniture… per essere pronti quando avremo non 1.700 ma più di 3mila contagi. A condizione che ogni livello faccia la sua parte” – sottolinea e si espone personalmente per quanto riguarda la Campania: “Garantisco che ce la facciamo al netto delle forniture che devono arrivare dal Governo e dalla Protezione Civile… andrà bene a condizione che tutti facciano la propria parte fino in fondo” ripete ed esorta la popolazione: “Cittadini, aiutateci ad aiutarvi”.
Soltanto 15 ventilatori polmonari a fronte di 603 richiesti per una Regione che conta ben 5,9 milioni di abitanti! Zero caschi C-PAP dei 1000 richiesti. Guanti, camici per tutelare il personale medico, paramedico, ausiliari, volontari ecc..? Quando arriveranno dalla Protezione civile? Per non parlare dell’invio di mascherine inutili, che ha scatenato la denuncia del governatore De Luca: gli abitanti della Campania devono sapere cosa sta accadendo perché non possiamo arrivare senza armi allo scontro decisivo con il virus!

Nel dettaglio, per quanto riguarda i tamponi effettuati in Campania, ultimi in ordine di tempo, all’Ospedale Cotugno di Napoli, ne sono stati esaminati 426 di cui 73 risultati positivi; Ospedale Ruggi di Salerno: 242 tamponi di cui 16 risultati positivi; Moscati di Aversa: su 25 tamponi, nessun positivo; Moscati di Avellino: 117 tamponi, di cui 21 positivi; San Paolo di Napoli: 63 tamponi di cui 16 positivi; Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli: analizzati 67 tamponi, di cui 13 positivi; Santa Maria della Pietà di Nola: 62 tamponi di cui 11 positivi; Azienda ospedaliera San Pio di Benevento: 25 tamponi di cui 10 positivi; Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno: esaminati 59 tamponi di cui 10 positivi.
Questi gli ultimi dati ufficiali comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Campania

In tema di prevenzione contagio, da lunedì, verranno consegnate le mascherine di protezione ai farmacisti della Campania.
Il piano rientra nella necessità di mettere in sicurezza un servizio essenziale, quale è quello farmaceutico, in cui gli addetti al banco sono a diretto contatto continuativo con il pubblico, quindi particolarmente esposti al rischio di contagio, oltre che alla rapine di cui costituiscono bersaglio anche e comunque negli ultimi tempi.
Si ricordano in proposito da un lato i numerosi casi di contagio da Covid-19 registrati in queste settimane e dall’altro i ripetuti episodi delinquenziali.

Teresa Lucianelli