Army – A Forza di Fuoco, sincretismo e ferite aperte

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Sette tracce ben confezionate, compongono il nuovo lavoro di Armando Fusco, in arte Army, intitolato “A Forza di Fuoco”. L’album parte in quarta, con “In misura totale”, perfetto singolo radiofonico, che vortica intorno ad atmosfere new wave anni 80, imbevute di synth e drum machine, che strizza l’occhio ad alcune produzioni a firma Franco Battiato. La stratificazione del suono è curata e interessante, come d’altronde ci si aspettava da Army. Molto più leggera, ma comunque interessante, “Fading Love”, cantato in inglese e molto più danzereccia, in cui un leit-motiv ipnotico attraversa l’intero brano, rendendolo senza dubbio uno dei punti di forza dell’intero lavoro. La title track dell’album, “A Forza di Fuoco”, è forse il brano più curato dell’intero lavoro: senza fretta, porta allo scoperto ferite post-moderne, mostrandosi al tempo stesso introspettivo ma “pop” (nel termine più elevato del termine), riesce ad attuare un sincretismo attuale tra musica e testo, con una cura doviziosa dei particolari e della pasta sonora.
In sintesi: vi è stata senza dubbio una evoluzione senza pari, rispetto ai precedenti lavori (seppur di spessore) dell’artista che, di sicuro, non è ancora arrivato al suo limite.

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