Sonorità di alta qualità: Matthew Lee al Bolivar

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È un evento di assoluto spessore artistico, quello in calendario al Bolivar oggi, sabato 24 marzo, alle ore 21: l’incredibile Matthew Lee nel suo Piano Man Tour, un concerto imperdibile.

Con questo ennesimo appuntamento di spessore artistico, il teatro di Materdei ribadisce la sua offerta di qualità e la predisposizione nei confronti del Territorio, ribadendo la sua inclinazione a tutelare l’immagine e la sostanza di teatro aperto a 360 gradi sulla realtà cittadina, oltre che specifica.

Inoltre, si conferma teatro di qualità dalle molteplici proposte, ovvero con capacità idonee a soddisfare le aspettative del pubblico, in particolare di una vasta e diversificata platea.

“Pianoman”, il nuovo lavoro discografico di Matthew Lee, non è un album che si limita al piano, come si potrebbe ipotizzare dal titolo . Punta piuttosto ad essere un originale viaggio,

coinvolgente e trascinante, quanto affascinante, nell’universo sonoro dell’autore, laddove tecnica ed anima diventano un piacevole ed armonioso tutt’uno.

In particolare, le dodici canzoni dell’album presentano sonorità supercontemporanee ed atmosfere vintage; ad esse si aggiungono due sorprendenti brani strumentali e tre interludi effettivamente di solo piano.

Lo stesso Matthew spiega: “In questo album ho messo le mie passioni, le mie influenze, i miei amori, insomma davvero tutto me stesso…. Infatti credo che Pianoman mi rappresenti completamente…. Insieme a Nicolò Fragile, che lo ha prodotto, abbiamo deciso di utilizzare la mia band, per riuscire a trasferire anche su ‘disco’ l’energia e l’entusiasmo dei miei concerti dal vivo”.

“Ne scaturisce un inconsueto quanto inedito mix di divertimento essenziale ed allo stesso tempo di emozioni che scuotono il corpo sollecitando mille eterogenee vibrazioni, a liberare anima e sensi, un mondo frizzante, travolgente, entusiasmante;” laddove i cardini sono costituiti appunto dal pianoforte e dalla voce, quali protagonisti e fonti generatrici di sensazioni uniche ed irripetibili.

Pianoman viene sinteticamente, eppure in maniera esauriente, definito “un vero e proprio tentativo di ‘Musica totale’, un caleidoscopio di stili”, giacché nell’album convivono più generi di musica, da quella classica al pop, il rock, il soul, lo swing, il country, il blues, ancora, la melodica, fino alla canzone d’autore e tanto altro. In tutto questo, i vari generi risultano reinventati ed amalgamati dal  rock’n’rolltouch di Matthew, originale quanto inconfondibile, come un marchio di fabbrica distintivo ed elettivo.

Ad 11 anni al Conservatorio Gioachino Rossini di Pesaro, Matthew Lee impara a suonare il piano. Dalla musica classica al Rock and roll il passo è veloce. L’influenza di Elvis Presley è forte e i dischi del padre hanno un effetto contagioso sul ragazzo che indirizza le sue energie su essi.

A 20 anni ospite di Domenica In, poi a Speciale per me di Renzo Arbore, sempre su RaiUno.

Nel 2003 arriva la vittoria al Premio Calamo d’Oro per la musica moderna.

Nel 2005 applaudito protagonista al Concerto di Capodanno davanti a 150mila spettatori acclamanti a Roma, in Piazza Esedra. Quindi l’invito da parte di Maurizio Dinelli e Beppe Carletti per aprire i concerti dei Nomadi, che produrranno successivamente l’album di debutto Shake nel 2006; quindi, con Red Ronnie, prima al Motor Show di Bologna, e al Roxy Bar. Ed arrivano pure i concerti internazionali in tutta Europa.

Suona il piano per lui è molto più di uno strumento: lo suona in tutte le maniere immaginabili ed inimmaginabili, in assoluta sintonia, in effettiva comunione. Di più: in un tutt’uno uomo/pianoforte, per un’armonia completa che non può non mietere scroscianti applausi ed ovazioni: con i piedi, con i gomiti, da sotto la tastiera o anche con le spalle voltate allo strumento dunque, con perfetta consapevolezza e conoscenza.

Matthew va oltre i classici del Rock and roll e i brani di sua composizione: rielabora brani storici della musica italiana come Nel blu dipinto di blu, dando loro nuovo slancio ed intensità inedite.

È tempo d’altri tempi (Carosello Records), singolo, viene pubblicato nel 2014. “Il suo scopo è far rivivere il suono un po’ selvaggio del pianoforte rock ‘n roll, un ritmo che ha fatto la storia della musica” – spiega.

L’ anno seguente, nel 2015 pubblica la cover del meraviglioso L’isola che non c’è, di Edoardo Bennato e il 31 luglio, stesso anno è vincitore con la canzone È tempo d’altri tempi, della sezione giovani del Coca-Cola Summer Festival.

Questa sera, ascoltarlo al Bolivar si rileverà un’occasione imperdibile per chi ama la musica, declinata con genialità oltre che con incredibile, meravigliosa passione.

 

Armando Giuseppe Mandile