Animali del Parco del Vesuvio: un’autentica strage

400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili morti per ogni ettaro di macchia mediterranea, bruciate vive 50 milioni di api sul Vesuvio, migliaia le varietà vegetali distrutte o gravemente  danneggiate. Cancellata la produzione di miele e polline nella zona del vulcano simbolo di Napoli. Un bollettino di guerra emerge dalle note della Coldiretti, in merito all’incendio che ha devastato il Parco.

Come se non bastasse, il bilancio già catastrofico  è destinato a peggiorare inevitabilmente a causa delle conseguenze provocate dal fumo. Tra queste, la mancanza di orientamento negli insetti sopravvissuti: il 20% di essi è destinato a perire comunque.

È una strage a cielo aperto quella che si è verificata. Le fiamme killer hanno ucciso la vita animale e vegetale sul vulcano partenopeo, con gravissimi danni e conseguenze ancora non del tutto prevedibili.

Arse anche le arnie che costituivano uno dei tesori della zona.

Questi i dati forniti da Coldiretti a seguito delle segnalazioni degli apicoltori del Vesuviano, soprattutto dall’Ercolanese su quanto rilevato dagli esperti Conaproa, Consorzio Nazionale Produttori Apistici in Campania. Essi evidenziano che gli incendi che hanno devastato l’area del Vesuvio hanno coinvolto pure i nuclei di fecondazione. Tra i tanti, sono 100 i nuclei di riproduzione distrutti nell’azienda La Fattoria Biagino – sul posto tra i maggiori produttori – delle “casseforti genetiche” sulle quali gli apicoltori avevano investito notevolmente e lavorato per decenni, con impegno mirato alla tutela delle del patrimonio genetico, partecipando attivamente ad iniziative nazionali ed internazionali specifiche.

Ormai inesistenti, le arnie nelle zone di Licola e ad Agnano a causa della distruzione della Riserva naturale degli Astroni.

Alle stragi degli animali del Parco, secondo la Coldiretti va aggiunto che “sono migliaia le varietà vegetali danneggiate dagli incendi come i boschi di querce, di faggio, di castagno, di cerro, ed anche i funghi e le erbe aromatiche. Nelle foreste andate a fuoco saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, anche quelle di natura hobbistica come i funghi che coinvolgono a settembre decine di migliaia di appassionati”.

Danni ingenti di vario tipo, dunque.

“L’incendio colpisce un comparto già fortemente messo in crisi dalla siccità. Le api erano già in sofferenza per le scarse precipitazioni che hanno ridotto la disponibilità di fiori, con conseguenti interventi di sostegno con acqua e zucchero. I roghi che stanno colpendo l’intero territorio nazionale rappresentano un gravissimo danno economico e ambientale tanto che ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi andati a fuoco” – sottolinea Coldiretti.

Inoltre, sono gravi i danni diretti alle coltivazioni agricole, le perdite di animali a causa della distruzione di numerosi fabbricati rurali.

Infine, le disdette negli agriturismi con conseguenti altre notevoli perdite economiche.

Armando Giuseppe Mandile