Rosato italiano: “il vino con la valigia” emigra in USA

È rosa la via del vino che fa bene all’economia italiana.
Una strada che porta diritto negli Stati Uniti dove il Made in Italy è poi che mai apprezzato, purché presentato con chiarezza.
Sorrento Rosé, festival internazionale a tema, alla sua prima edizione, ha fornito l’occasione per parlare di esportazione, di abbinamento rosé-pizza, di adeguate strategie di comunicazione per promuovere il vino rosato italiano, oggi più che mai di qualità. Ecco cosa è emerso.

Nuove prospettive nell’esportazione per l’Italia. La via per gli Stati Uniti, che fa bene alla nostra economia nazionale, è rosa come i vini distintivi delle nostre regioni, presentati alla prima edizione del festival internazionale a tema, “Sorrento Rosé” che si è tenuto nel capoluogo della Penisola sorrentina.
I rosati italiani hanno grandi prospettive davanti, in tema di esportazione, forti dei traguardi qualitativi raggiunti  sono lontani i tempi in cui i cosiddetti rosé scomparivano a confronto con i bianchi ed i rossi.
La nuova opportunità di ulteriore espansione e consolidamento sul mercato, è costituita dall’abbinamento pizza-rosé che può connotare positivamente questi vini, fornendo loro molte possibilità inedite.
Molti ed interessanti i dati emersi a Sorrento Rosé, kermesse internazionale dedicata al nettare di Bacco, nelle sue infinite sfumature, che si è svolta nella sorrentina Villa Fiorentino, sede della Fondazione Sorrento, dove sono stati collocati banchi di assaggio vini da recycling- oltre 100 etichette de Le Donne del Vino – e food a cura di Antonino Esposito.
L’attesa tavola rotonda su pizza e rosé, si é tenuta invece nel raffinato contesto del Grand Hotel Europa Palace che ha ospitanti anche un aperitivo ed un pranzo esclusivi.
Gli altri eventi riservati sono stati ospitati da Acqu ‘ e sale a Marina Piccola ed dal centrale Istituto San Paolo.
Ideatrici ed artefici della convention, Le donne del Vino, associazione nazionale presieduta da Donatella Cinelli Colombini.
Determinante il contributo della Delegazione campana coordinata da Lorella Di Porzio, del celebre ristorante napoletano Umberto.
La kermesse ha visto la luce con al suo attivo già una certa notorietà, forte dell’impegno di un’organizzazione diffusa in tutte le regioni italiane, con 750 socie che brillano per attività e passione, incominciando proprio dalle campane. Più di 60 le produttrici italiane impegnate in prima linea nella manifestazione, tra le 750 donne del vino iscritte al sodalizio. Poi, le colleghe straniere, a partire dalle componenti la delegazione croata; 50 giornalisti specializzati accreditati e molti altri esperti a vario titolo.
Il confronto si è svolto dati alla mano ed ha puntato alla definizione di strategie da adottare per sostenere e promuovere efficacemente i rosati nazionali.
L’Italia in volume detiene la piazza d’onore dell’ esportazione mondiale, con il 16%. Negli Stati Uniti, le vendite nel 2016 hanno toccato gli 816 milioni di dollari di fatturato, pari al 6,8%.
È stimata in 24 milioni di ettolitri la produzione sul nostro Pianeta: il 10% del consumo mondiale. Il che vuol dire che su 10 bottiglie di vino una è di rosé; mentre 4 su 10 vengono esportate; di qui il soprannome di “vino con la valigia”, perché è un prodotto che emigra nel 40% dei casi.
Il rosato deve affermarsi come vino “gastronomico”, in abbinamento con la pizza, ed in alleanza con il pomodoro quale anello di congiunzione, arrivando ad essere un punto di chiaro riferimento, così da  conquistare una consistente richiesta da parte dei consumatori. Così il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, alla tavola rotonda.
Deve esserne coltivata la qualità, in modo da favorire un’opportuno sviluppo che sia sostanziale, di immagine ed economico.
È fondamentale che l’ impegno sia mirato e collettivo, così da permettere ai rosati italiani di conquistare un proprio ruolo preciso ed una maggiore considerazione sui mercati esteri, dove è già interessante  la  richiesta, in particolare in USA. L’Italia si trova al secondo posto dietro la Francia. Nella nostra nazione bisogna pure lavorare per fare lievitare la richiesta.
Le Donne del Vino chiedono  per i rosati un ruolo di maggiore rilievo ed un giusto  prestigio per i tanti eccellenti prodotti ormai al pari dei bianchi e dei rossi.
“I vini rosati oggi vantano un’offerta in termini di prestazioni e caratteristiche, vasta e variegata, dalle notevoli potenzialità, che consente un’ampia oltre che versatile possibilità di connubi di sicura riuscita” – ha spiegato la responsabile della Delegazione campana Lorella Di Porzio.
La proposta avanzata dalla base di chiamare rosato i nostri vini nazionali e non rosé alla francese, è stata salutata con entusiasmo nella centrale tavola rotonda al Grand Hotel Europa Palace di Sorrento dedicata all’unione felice rosé-pizza, anche dalla stessa presidente.
L’evento ha contribuito a sfatare pubblicamente luoghi comuni falsi ed infanganti che hanno penalizzato per tanto tempo il vino rosato considerato, in modo dispregiativo, un vino “estivo”, di poco conto e scarsa consistenza, incapace di invecchiare e di nobilitarsi, indicato per palati semplici. I vari relatori si sono confrontati sulle qualità dei rosati italiani, indicandoli come vini di tutto rispetto. Tra essi, nomi di esperti ed addetti ai lavori. Oltre alla Cinelli Colombini, a Luciano Pignataro ed alla delegata campana Di Porzio, la madrina di Sorrento Rosé Linda Bastianich; lo chef pizzaiolo Antonino Esposito, che lo propone in abbinamento perfetto con la sua ultima creazione di pizza d’inizio estate. Nicoletta Gargiulo, presidente Ais Campania che ha dato rilievo all'”ottimo abbinamento con il panuozzo e pizze  robuste soprattutto a base di salumi”,
La presidente regionale AIS ha oltremodo indicato l’aumento di richiesta nelle pizzerie del sommelier, figura ormai necessaria.
Parlando di eccellenze,tra i sostenitori del rosé anche l’esperta enogastronoma  Livia Addario Iaccarino, first lady dello stellatissimo Don Alfonso 1890, ristorante gourmet numero uno in Italia e quinto del Pianeta a giudizio della clientela mondiale.
“Il vino rosato deve puntare all’eccellenza qualitativa: grazie alla sua versatilità, le migliori produzioni possono accompagnare diversi piatti gourmet” – ha sostenuto l’enogastronoma, riallacciandosi a quanto affermato precedentemente  da Donatella Cinelli Colombini a proposito delle nuove tipologie che “nascono come vini premium e maturano spesso in fusti di rovere, meritano quindi a pieno titolo di essere prese sul serio”.
L’aumento costante dei consumi che si registra negli USA, rappresenta un dati incoraggiante sul quale si è soffermata la Bastianich, che ha esortato le produttrici a dialogare con gli statunitensi, soddisfacendo la loro curiosità di conoscere tutto sul vino ed il food italiano, che adorano e dei quali non si stancherebbero mai di apprendere nuovi particolari.
La chef e titolare di una catena di ristoranti italoamericana ha analizzato l’interesse degli Stati Uniti per i nostri rosati, attenzione che è stata confermata dalla prestigiosa presenza decisamente significativa, all’evento inaugurale, della console generale USA Mary Ellen Countryman, estimatrice dei rosati.
“Gli americani amano l’Italia, soprattutto il cibo ed il vino, e vogliono sapere  come si produce il vino, come si fa la pizza. Allora, voi raccontateglielo!”- ha esortato Linda, con entusiasmo e convinzione.
Molto seguito l’intervento di Antonino Esposito che ha affrontato il delicato tema della tracciabilità degli ingredienti, incominciando dagli impasti delle pizze. Il patron di Acqu ‘ e sale ha sollecitato chiarezza nell’informazione al cliente, nel rispetto dell’etica. Antonino ha spiegato che determinati impasti a base di farine robuste, richiedono più ore di lievitazione, mentre le farine deboli ne necessitano di meno. Inoltre, ha puntualizzato che il tempo di lievitazione non è da intendere come indice di qualità, ma rappresenta una  necessità richiesta da determinati tipi di impasto.
Le lunghe lievitazioni sponsorizzate da molti  come le migliori possibili, non devono essere considerate tali in assoluto. I fattori determinanti sono piuttosto la masticabilita, gustosità, profumo, capacità di digeribilità. Antonino  ha pure spiegato come è possibile valutare una pizza buona e salutare pur non essendo degli esperti.
“Va degustata  lentamente, spicchio dopo spicchio, al pari di un calice di vino, diffidando se quando si intiepidisce e poi si raffredda la masticazione e la deglutizione diventano difficili. Notate se rimane gustosa, appetitosa, invitante fino all’ultimo boccone, così come il vino deve esserlo fino all’ultimo sorso” – ha suggerito lo chef pizzaiolo, che ha pure invitato il qualificato pubblico presente – ed in particolare i rappresentanti dei Media affinché possano informare l’utenza – ad una maggiore attenzione sulle indicazioni degli ingredienti contenuti nelle materie utilizzate, nel caso specifico delle farine, all’acido ascorbico e solfato di potassio e non solo, oltre che al tipo di raffinazione che spesso penalizza elementi fondamentali per la tutela della salute. Ha ricordato il fondamentale ruolo svolto dai picccoli molini dove vengono prodotte farine di grande qualità, che non possono avere sempre lo stesso grado di umidità e caratteristiche costanti e che per questo  motivo esigono pizzaioli competenti. Queste vanno usate soltanto da chi ha una preparazione specifica e le capacità, la manualità ed esperienza, per comprendere con lo sguardo ed il tatto, quali proporzioni devono essere adoperate per ottenere un buon impasto.
Le farine industrializzate, prodotte dai “giganti”, rendono facile il compito dei pizzaioli meno esperti, ma sacrificano spesso l’alta qualità a vantaggio della semplicità d’impiego ed usano tipi di raffinazione non sempre rispettosi della tutela dei nutrienti e che possono influire sullo sviluppo di intolleranze alimentari.
Esposito ha pure accennato ai conservanti adoperati per garantire una data di scadenza non troppo breve.
Tra gli ospiti di rilievo, la delegazione delle Women of Wine della Croazia, organizzatrici del noto Pink Festival di Zagabria.
Al dibattito hanno presto parte, tra gli altri, le autrici del libro “La Buona Pizza” Tania Mauri e Luciana Squadrilli.
Ha partecipato all’evento inaugurale a Villa Fiorentino, anche il sindaco Giuseppe Cuomo e l’amministratore delegato della Fondazione, Gaetano Milano. Mille i visitatori.
“Il rosè ci consente di scoprire sapori nuovi, insieme alle eccellenze del cibo del nostro territorio”, ha affermato il primo cittadino, riferendosi con entusiasmo alla scelta operata di riconfermare Sorrento quale location per la seconda edizione della manifestazione, nel 2018, che vedrà le produttrici dirette protagoniste, com’è sicuramente più giusto, e si spera possa coinvolgere maggiormente di quanto fatto timidamente quest’anno, albergatori ristoratori ed altri soggetti attivi nel settore, innanzitutto sorrentini, in modo da essere sostenuta con vigore dall’intero capoluogo peninsulare.
Inoltre, mostra fotografica sul mondo del vino, sempre a Villa Fiorentino, musica dal vivo con i Mojis, presentazione Album “Migrations”; in concomitanza, l’esposizione di Raffaele Celentano, photo exhibition ” The Italians”.
Dedicato alla rappresentativa madrina e di tutte Le Donne del Vino, l’applaudito ricevimento sulla panoramicissima terrazza dell’Europa Palace curato dalla chef Marina Ramasso e dallo chef resident Aniello Valestra a capo della sua efficiente Brigata: Giuseppe Criscuolo, Francesco Scarpato, Pasquale Schettino, Armando Montagna e maître Salvatore Caputo, sotto l’egida dei titolari Salvatore ed Annamaria Ercolano, e la direzione di Raffaele Ercolano.
Anteprima gastronomica sul mare, da Acqu ‘ e sale alla Marina Piccola a cura di Antonino Esposito e del suo chef resident Gennaro Vingiano, che ha visto anche l’impegno delle due note ristoratrici partenopee e Donne del Vino Lorella di Porzio (Umberto, Napoli) e la vicana Franca Di Mauro (Il Cellaio di Don Gennaro) con lo chef Vincenzo Maresca.
La serata con cena di gala e musica al San Paolo, è stata preparata dagli allievi e docenti sala, cucina ed accoglienza dell’istituto, con la la supervisione dello chef Giuseppe Aversa e del figlio Federico dello stellato Il Buco di Sorrento ed il coordinamento della preside Paola Cuomo.
Sì è distinta per disponibilità e capacità la compagine campana guidata dalla ristoratrice napoletana Lorella Di Porzio (Umberto) composta dalle produttrici Milena Pepe (Tenuta Cavalier Pepe), Daniela Mastroberardino (Terredora di Paolo), Patrizia Malanga (Le Vigne di Raito), Maria Coppola (Cantina dei Monaci), Benigna Sorrentino (Sorrentino Vini), Emanuela Russo (Cantine Astroni), Alessia Canarino (Antica Hirpinia), Grazia Formisano (Donna Grazia), Anna Maria Famiglietti (Cantine Famiglietti), Mara Portolano (Portolano Vini); dalle ristoratrici Franca Di Mauro (Il Cellaio di Don Gennaro); dalle sommelier: Daniela Prisco, Marianna Cotecchia, Irene Iolanda Minasola, Adele Elisabetta Granieri, Fosca Tortorelli.
Fotografo della kermesse, Luigi Coppola.
La kermesse  è stata patrocinata dal Comune di Sorrento e dalla Regione Campania; partnership di Ais Campania; sostegno di sponsor: Vetreria Etrusca,  Campania, ABC Travel, Villa Fiorentino, Banca di Credito Popolare – filiale di Torre del Greco, Mormile, Pourquoi Me; per gli allestimenti a Villa Fiorentino, Rete per il packaging sostenibile: 100% Campania che ha impiegato materiale ecosostenibile e con cartone riciclato, ed insieme a Brevetti Waf, ha realizzato le spumantiere riutilizzando gli scarti dei supporti siliconi delle etichette autoadesive.

 

Teresa Lucianelli