Ardesia: la poesia e la grinta delle donne in “Incandescente”

Lo diciamo subito, arrivando alle conclusioni ancor prima di illustrare la bellezza di questo progetto: tutti gli uomini dovrebbero ascoltare il lavoro di Ardesia per comprendere, almeno in parte, la grandezza dell’universo femminile.
Le molteplici facce del “gentil sesso” trovano spazio in “Incandescente” (etichetta Graf Music – distribuzione Audioglobe), primo album della band napoletana, nata nel 2009 dall’unione creativa di Stefania Tarantino, autrice e voce solista, Maria Letizia Pelosi, coautrice e chitarrista, e Ciro Riccardi, tromba e basso.

L’album trae lo spunto iniziale, la scintilla necessaria per una composizione così profonda come questa, dal celebre saggio romanzato Le tre ghinee (Three Guineas) di Virginia Woolf, abile lavoro di immaginazione applicata ad un’ipotetica realtà: nel libro l’autrice ipotizza di avere a disposizione tre ghinee, appunto, affidatele da un’associazione pacifista maschile con lo scopo di utilizzarle per altrettante opere di beneficenza atte a prevenire la guerra.
Partendo da questo pretesto la Woolf, nel 1938, e  la band Ardesia, nel 2011, valorizzano quindi le differenze tra i sessi, vissute non come conflitto ma come volontà (e necessità) di mettere in luce gli aspetti positivi grazie ai quali ognuno dei due generi, superando la cultura maschile dominante, può entrare in una sorte di comunione con l’altro, “in continuo divenire”, abbattendo inutili quanto alti muri ideologici, partendo da un processo introspettivo e di coscienza del sé.

Come solo una vera donna sa fare, nelle dieci tracce di “Incandescente” sono mescolate sapientemente dolcezza e fermezza, raffinatezza e combattività. Non è un caso, se si pensa che l’ardesia, scientificamente, è classificata come una roccia tenera o semi-dura.

Un lavoro stilisticamente preciso – ottima la scelta di mescolare cantato e parlato, nonché italiano, inglese e un pizzico di napoletano – e musicalmente ben realizzato: Tarantino, Pelosi e Riccardi (affiancati in alcuni brani da Lucia Marucci, Antonino Talamo e Giuseppe Fontanella) sono riusciti nel non facile compito di creare un album armonioso e al contempo denso di significati. Un disco che, come anticipato, va assolutamente ascoltato con attenzione: solo così potrà essere capito. Non è certamente da toccata e fuga, il che è senza dubbio un bene.

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