Addio a Lucia Bosè, stroncata dal coronavirus

Addio a Lucia Bosè, stroncata dal coronavirus
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Muore in Spagna la bellissima e bravissima attrice italiana, uccisa dal Covid 19. Aveva compiuto 89 anni il 28 gennaio. Particolarmente amata in Spagna e famosa in tutto il Mondo, è spirata in ospedale a Segovia, dove era ricoverata. Lo riporta El Pais che cita fonti vicine alla famiglia. La conferma della notizia, in un post sui social scritto dal figlio Miguel Bosè: “Cari amici … Vi informo che mia madre Lucía Bosé è appena morta. Si trova già in un posto migliore”. Lucia è l’ennesima vittima eccellente del Sars CoV 2. Sarebbe stata in condizioni di salute non buone per patologie pregresse, come riportano dallo stesso quotidiano spagnolo. Lucia Borloni (nome all’anagrafe), era nata a Milano il 28 gennaio 1931. Eletta Miss Italia del ’47, la “ragazza di piazza di Spagna” aveva sposato nel ‘56 in un matrimonio popolarissimo che ha conquistato un’infinità di cuori dell’ universo femminile e parte di quello maschile, il torero Dominguin, simbolo di Spagna. Da lui ha avuto Miguel, noto col cognome d’arte della madre, da lui scelto per lo spettacolo. ”Ci conoscemmo a Madrid durante una cena in casa di amici. Io stavo girando un film. C’innamorammo e venni con lui in Spagna. Il resto lo sanno tutti”. doveva ricordare l’attrice. La loro love story al centro delle cronache rosa del pianeta, sogni realizzati per tutte le ragazze semplici, operaie e impiegate che volevano credere nelle favole, finì però decisamente male. Grande traguardo nella vita privata, tre figli.
Fioccarono pettegolezzi e leggendarie avventure passionali: ”Storie inventate. A volte si trattava di piccoli flirt che finivano sul nascere, ma i giornalisti ci ricamavano sopra. Poi arrivavano i paparazzi e creavano situazioni ambigue per vendere le foto” – chiarisce successivamente.Tra le vittime più note e amate del nuovo coronavirus, Lucia è dunque deceduta proprio a causa del contagio. Star ed eccellente interprete sotto la direzione di eccellenti registi quali Antonioni, Fellini, i fratelli Taviani, l’ha consacrata eccellente attrice e protagonista in tanti film passati alla storia.La sua carriera cinematografica inizia grazie a Luchino Visconti, al quale va il merito della sua scoperta avvenuta per caso in una pasticceria dove la futura star era andata a lavorare come commessa nell’immediato dopoguerra. La convince a intraprendere la carriera cinematografica. Contribuì alla scalata del successo, la sua applauditissima vittoria a Miss Italia nel ’47 a Stresa, appena sedicenne, tra molte notevoli concorrenti, tra le quali le non ancora famose Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Eleonora Rossi Drago, Gianna Maria Canale e pure il suo fisico da “maggiorata” al pari di Sophia Loren e Gina Lollobrigida, con un viso di rara intensità e bellezza, nel periodo fortunato delle maggiorate quali la Pampanini, le stesse Loren e Mangano, l’Allasio.Illustri talenti del Cinema come Peppe De Santis, maestro indiscusso del cinema popolare neorealista per “Non c’e’ pace tra gli ulivi”; il grande debuttante Michelangelo Antonioni per “Cronaca di un amore”, la scelgono nel ‘50 come protagonista, e dimostra le immense capacità interpretative e una fine versatilità d’interpretazione. Un anno dopo viene diretta ancora da De Santis in “Roma ore 11”, poi bis con Antonioni ne “La signora senza camelie” film che ne caratterizza la connotazione malinconica ed elegante che la distinguerà d’ora in po per sempre. Stakanovista del set, lavora senza sosta diretta da Luciano Emmer che la consacra nel ‘52 icona delle Ragazze di Piazza di Spagna; da Mario Soldati col quale si dimostra ottima interprete anche nella commedia insieme a Walter Chiari. Quindi in “E? l’amor che mi rovina”, con sceneggiatura di Monicelli e Steno; con Giorgio Simonelli si rivela nel neorealismo rosa con “Accadde al commissariato”. Nel 1955, arriva al traguardo dell’internazionalitàdopo grazie a “Gli sbandati” di Francesco Maselli. Poi è eccola in Spagna per “Gli egoisti”, di Bardem e, al ritorno dal Messico, in Francia per “Gli amanti senza domani”.Di lì a poco gli anni di allontanamento dal set, imposto Enza mezze misure dal marito Dominguin.
Il suo ritorno, finito il legame matrimoniale, nel ‘68, con “Nocturno 29” dell’intellettuale regista Catalano Pedro Portabella. Nel ‘69, in Italia lavora in “Sotto il segno dello scorpione” dei fratelli Taviani.
Ma è con Fellini in Satyricon, che dimostra la sua raggiunta maturità interpretativa. Poi tre film con Bolognini, tra cui Metello. È ne “La colonna infame” di Nelo Risi, “L’ospite” di Liliana Cavani, n “Arcana” di Giulio Questi, Marguerite Duras, Beni Montresor, Jeanne Moreau. Nell’87, “Cronaca di una morte annunciata”, altre apparizioni, infine l’abbandono definitivo della scena e la scelta di dedicarsi con tutte le energie a un nuovo progetto, il più importante della sua vita, dopo la famiglia. Acquista un vecchio mulino, nei pressi di Segovia e lì riesce a realizzare Il museo degli angeli, dedicato all’arte contemporanea. È il suo più grande sogno che si realizza, quello dell’età matura, quello della consapevolezza più profonda: “la cosa piu’ bella che sono stata capace di fare nella mia vita, insieme ai miei figli”.  Il suo nome e il suo ricordi restano nei cuori di tanti ammiratori ed estimatori del buon Cinema, per il suo talento, la sua innegabile fisicità e un volto di grande fascino e lineamenti di rara bellezza. Indimenticabile nei ruoli magistralmente interpretati di timida pastorella ciociara e dell’infelice alto-borghese Paola, tra i tanti che non la faranno mai dimenticare.

Teresa Lucianelli